
Le ricerche sull’età del Rame condotte dal Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali si concentrano in Toscana e principalmente in due aree quella fiorentina e quella grossetana, con approfondimenti sui caratteri insediativi, produttivi e sulle relazioni con altri ambiti regionali. Accanto a queste zone, ricerche meno continuative riguardano l’età del Rame in area livornese e senese.
L’attività comprende scavi sistematici, ricognizioni di superficie e studi con particolare attenzione alle produzioni ceramiche e litiche, all’individuazione delle materie prime utilizzate, alle analisi archeometriche, alla ricostruzione dei regimi economici e alle analisi del rapporto Uomo-Ambiente e del paesaggio antico. Esso si articola in più sotto progetti strettamente collegati fra di loro e prevede una metodologia comune sia nello studio ed analisi dei reperti, sia nella loro gestione informatizzata.
In area fiorentina le ricerche si sono concentrate nel territorio di Sesto Fiorentino (FI), che si è rivelato particolarmente ricco di testimonianze relative all’età dei metalli in generale. Lo sviluppo delle attività di scavo legate ad interventi di archeologia preventiva hanno infatti permesso di riconoscere testimonianze delle prime attività metallurgiche della Regione, che risultano essere tra le più antiche dell’intero territorio italiano e che testimoniano della precocità dello sviluppo di tale attività artigianale che, come noto, nei secoli (e millenni) successivi rappresenta una delle vocazioni economiche della Toscana. Il territorio ha restituito una ricca documentazione che copre tutto lo sviluppo dell’età del Rame fino alla fine del III millennio a.C.
Durante il terzo millennio il popolamento dell’area fiorentina subisce un notevole incremento, documentato dall’alto numero di siti relativi a tale periodo. Il particolare sviluppo della presenza relativa alla cultura campaniforme in contesti non sepolcrali costituisce nel territorio di Sesto Fiorentino un prezioso punto di riferimento in Italia.
Si vedano a proposito dell’interesse per le problematiche della prima metallurgia, le ricerche nell’area livornese con i dati di attività metallurgica anche a S. Carlo e ad Affitti Gotti, con ricerche svolte in collaborazione con il gruppo archeologico. Sono in corso progetti sull’archeometria dei manufatti in rame iniziati in collaborazione con la Soprintendenza ai beni Archeologici della Toscana sui reperti dell’area fiorentina e di Grotta del Fontino, e le analisi traceologiche delle asce del Bronzo antico della zona maremmana.
Nell’area grossetana le ricerche nel Parco della Maremma, in collaborazione con il Parco Regionale, vedono campagne coordinate di ricognizione e per l’età del Rame scavi stratigrafici; che riguardano soprattutto contesti funerari sia a Spaccasasso che a Grotta dello Scoglietto. A Spaccasasso sono noti impianti funerari, avviati dopo la cessazione dell’attività estrattiva, a metà del III millennio a.C., sono molto articolati e comprendono un recinto-ossario, una piattaforma ad esso esterna, strutture di consacrazione dell’area di deposizione dei resti umani che è stata via via sistemata.
I rinvenimenti nella zona maremmana hanno sviluppato l’interesse per ricerche sui rituali funerari dell’età del Rame e le analisi antropologiche; sono in corso progetti di archeologia molecolare e di paleo nutrizione in collaborazione con l’Università di Firenze, laboratorio diretto da Davide Caramelli e di Roma Tor Vergata laboratorio diretto da Olga Rickards. Conclusosi un primo progetto PRIN che coinvolge anche analisi sul DNA antico di reperti paleolitici. La ricerca riguarda anche grotta del Fontino, in collaborazione con il Museo e istituto Fiorentino di Preistoria.
Nel senese le ricerche a Belverde di Cetona in collaborazione con Museo per la Preistoria del Monte Cetona, hanno messo in luce nel sito di Buca del Leccio una stratigrafia dove, al disotto di orizzonti del Bronzo medio, sono stati riconosciuto livelli riferibili all’età del Rame, caratterizzati da ceramica con decorazione rusticata . Tale livello si collega ai reperti eneolitici riconosciuti tra i materiali provenienti dalle ricerche di U.Calzoni degli anni ‘940 e confermano una frequentazione delle grotte già in età eneolitica. Anche per l’Eneolitico gli studi svolti in Toscana hanno evidenziato interrelazioni con le coeve facies Marchigiane.
PRINCIPALI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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